Grotta del Cavallo

Il sito della grotta del Cavallo si apre sulla baia di Uluzzo, splendida insenatura della costa neretina, inserita nel Parco regionale di Porto Selvaggio e Palude del Capitano. La baia è dominata dalla medievale Torre Uluzzo, che comunicava visivamente a nord con Torre Inserraglio e a sud con Torre Santa Maria dell’Alto.

Baia di Uluzzo
Baia di Uluzzo – Porto Selvaggio

La grotta del Cavallo  nella Baia di Uluzzo a Porto Selvaggio

La baia di Uluzzo custodisce molte grotte, che presero inizialmente anche il nome dalla stessa torre (Grotta di Uluzzo o Uluzzo B, Grotta Carlo Cosma o Uluzzo C) e la più importante, per le scoperte e il profondo deposito stratigrafico, la grotta del Cavallo (o Uluzzo A).

Attualmente la grotta si trova a 15 metri sul livello del mare, ma dobbiamo ricordare che nelle varie epoche storiche il livello del mare è salito e sceso più volte, determinando ogni volta differenti paesaggi e ambienti, con relativa fauna e flora ricollegabile a periodi più freddi e a periodi più caldi.

Infatti durante i periodi freddi davanti alla grotta si apriva un’immensa pianura che si estendeva per chilometri e che permetteva il pascolo dei grandi erbivori (della specie dei Bovidi e degli Equidi soprattutto) che venivano cacciati dall’Uomo di Neanderthal, mentre nei periodi più caldi, e quindi con lo scioglimento dei ghiacci, il livello del mare ritornava a salire, e spesso inondava la grotta stessa.

La sequenza stratigrafica della grotta del Cavallo è molto importante soprattutto per la potenza della sua sequenza stratigrafica:  nei suoi  7.5 metri di deposito abbiamo sedimentata buona parte della storia preistorica del Salento, dal Paleolitico (almeno dai 120.000 mila anni fa) fino al Neolitico.

Storia degli scavi

Gli scavi nella grotta iniziano negli anni ’60 del novecento a cura di Arturo Palma di Cesnola che con i suoi scavi arrivò a determinare una prima divisione in macrofasi.

Grotta del Cavallo scavi negli anni 60
Grotta del Cavallo all’inizio degli scavi negli anni ’60

Dopo una pausa durata una decina di anni, in cui scellerati scavi clandestini devastarono il deposito archeologico superiore, ripartirono gli scavi con Palma di Cesnola e che proseguirono con l’Università di Siena nel 1978 con l’intervento di Gambassini, Sarti, Martini e altri studiosi.
Gli studi furono portati avanti negli anni ’90 da Martini e Sarti, e continuano tutt’oggi.

Stratigrafia principale della grotta del Cavallo

Il deposito della grotta si può dividere nelle seguenti e principali macrofasi:

  • Spiaggia fossile, strato O (150.000 – 120.000 anni fa)
  • Musteriano, strati da N ad F (Paleolitico Medio, con i reperti dell’Uomo di Neanderthal, da 100.000 a 40.000 anni fa),
  • Uluzziano, strati da E a C considerata una cultura di transizione tra Neanderthal e primi Sapiens (40.000 – 30.000 anni fa)
  • Romanelliano strato B (facies dell’epigravettiano finale, Paleolitico Superiore Finale) con raffinate produzioni artistiche (da 12.000 a 10.000 anni fa).
  • Neolitico (da 10.000 anni fa, strato a) strato molto sottile e molto disturbato
Stratigrafia bassa della grotta- Periodo Musteriano
Stratigrafia bassa della grotta- Periodo Musteriano (da Sarti et al. Grotta del Cavallo. Fra Neanderthal e Homo Sapiens, Archeologia Viva n.175)

Analizziamo i vari strati nel dettaglio:

La spiaggia fossile 

(150.000 – 120.000 anni fa circa, strato O)

Alla base della stratigrafia, a ben 7.5 metri di profondità si trovano grandi massi arrotondati, segno che in questo periodo l’acqua del mare entrava nella grotta levigando i massi e formando una spiaggia, quindi tra circa 150.000 e 120.000 anni fa il livello del mare era di poco superiore a quello attuale (7.5 metri in più).

Musteriano 

(Paleolitico Medio, 100.000 – 40.000 anni fa circa, strati da N a F)

Con l’inizio di un periodo freddo, la crescita dei ghiacci comporta il ritiro del livello del mare, e permette l’entrata in grotta (ormai all’asciutto) dei primi Neanderthal.
Lo strato di 4 metri di spessore di questo periodo sono indicati dalla lettera N a F.
La grotta viene frequentata assiduamente da vari gruppi che in grotta praticano la macellazione delle prede, la cottura su focolari, la scheggiatura della pietra e la preparazione di utensili per la caccia e per la lavorazione della pelle e altre attività quotidiane.

Focolare del Musteriano – Strato N (da Sarti et al. Grotta del Cavallo. Fra Neanderthal e Homo Sapiens, Archeologia Viva n.175)

I vari cicli di caldo e freddo di questo lungo periodo durato circa 60.000 anni hanno determinano di conseguenza differenti ambienti, dove ogni volta gli uomini del Musteriano hanno saputo adattarsi e trarre risorse dal territorio circostante.
Nella fase più fredda di questo periodo il livello del mare era di 130 metri inferiore rispetto all’attuale: davanti alla grotta e alla baia di Uluzzo si apriva una immensa pianura larga svariati chilometri in cui praterie si alternavano ad aree umide e paludose.

Nelle praterie pascolavano mandrie di bovidi ed equidi (antenati dei moderni bovini ed equini, molti estinti come l’Equus Hydruntinus e il Bos taurus Primigenius) Nei momenti di miglioramento climatico, i boschi si espandevano creando habitat ideali per cervi e cinghiali. Inoltre si praticava anche la pesca ai molluschi, con la particolarità che le conchiglie di Callista Chione (nome scientifico del Fasolaro) venivano ritoccate per realizzare utensili.

Le conchiglie di Callista Chione ritoccate e usate come utensili
Attuale conchiglia di Callista Chione (Fasolaro)

Nei pressi della grotta l’Uomo di Neanderthal trovava la selce e il calcare compatto per realizzare gli strumenti di cui aveva bisogno; il ritrovamento di utensili realizzati con ciottoli fluviali di selce molto vetrosa, radiolarite verde e quarzite proveniente dall’area Bradanica (attuale confine tra le province di Taranto e Matera e quindi tra la Puglia e la Basilicata) indicano una certa mobilità di questi gruppi umani che si spostavano per molti chilometri alla ricerca di pietre di ottima qualità.

Oggi la grotta del Cavallo restituisce la più ampia documentazione per il periodo Musteriano dell’area Ionico-Adriatica e nei suoi strati più recenti contiene alcune delle più antiche rappresentazioni artistiche della storia dell’uomo. Infatti nella grotta sono stati trovati 3 blocchetti di calcare incisi con gruppi di linee, che risalgono a circa 42.000 anni fa e sono tra i più antichi resti di arte paleolitica italiana.

Pietre calcaree con sottili fasce di linee dai livelli musteriani

Uluzziano 

(circa 40.000 – 30.000 anni fa, strati da E a C)

Il termine usato per questo periodo, Uluzziano, è stato coniato durante gli scavi degli anni ’60 dal suo scopritore Arturo Palma di Cesnola, e deriva dal nome delle baia e della torre, che localmente fa riferimento alla pianta dell’asfodelo.

Molare attribuito a Sapiens (Benazzi, 2011)

In questo periodo fa la sua comparsa in Europa l’Homo Sapiens, proveniente da est e con un bagaglio di conoscenze molto innovativo, dai caratteri tecnologici a quelli rituali e simbolici, con capacità di linguaggio articolato probabilmente molto simile all’attuale.
Con l’Uomo di Neanderthal, già presente in Europa, convive per circa 10.000 anni, successivamente quest’ultima si avvia al tramonto e alla scomparsa definitiva.

Le cosiddette ‘semilune’ caratterizzanti l’Uluzziano

La comparsa di strumenti geometrici con margine molto convesso, le cosiddette ‘semilune’, è la peculiarità che ha permesso di identificare per la prima volta in Italia la presenza di questa facies così importante da darne il nome.

L’Uluzziano è un complesso che viene attributo tradizionalmente ai Neanderthal, anche se uno studio del 2011 (Benazzi su Nature) effettuato su due denti, ritrovati in questo strato negli anni ’60, ne hanno mostrato l’appartenenza ai primi Sapiens. Tuttora è in corso un dibattito scientifico e accademico su problema di attribuire tale cultura ai Neanderthal piuttosto che ai Sapiens.

Romanelliano 

(circa 12.000 – 10.000, strato B)

In questo periodo in Italia si assiste alla formazione delle cosiddette ‘province culturali’ geograficamente ben delimitate e identificabili soprattutto in base allo strumento litico. Una di queste province è il Salento ed è caratterizzato da un aspetto culturale definito ‘Romanelliano’, da grotta Romanelli, presso Castro. Questa cultura è caratterizzata da una industria litica tipica dell’area salentina, la cui peculiarità è ancora più affermata nella ingente produzione di arte mobiliare.

Lo strato B della grotta del Cavallo ha infatti restituito oltre 60 supporti calcarei incisi: il gruppo comprende motivi zoomorfi, un antropomorfo e una grande quantità di segni lineari e geometrici, sia organizzati che non organizzati (meandri, zig zag, fasci a filo, nastri, spirali) che talvolta comprendono tutte le facce del supporto.

Il repertorio identifica un ‘sistema’ grafico condiviso a tutto il Salento, da Grotta Romanelli presso Castro, alla Grotta delle Veneri di Parabita, alle raffigurazioni pittoriche della Grotta dei Cervi di Porto Badisco, il cui significato di sicuro rimane oscuro ma che sicuramente era condiviso in tutti i gruppi umani che vivevano il Salento di allora, continuando anche nei millenni successivi fino a circa 8000 anni fa.

Supporti calcarei Romanelli
Supporti calcarei con incisioni geometriche del periodo Romanelliano

Davvero un luogo unico, che per la sua particolarità e importanza non è visitabile per ovvie ragioni di protezione e conservazione. Si può però arrivare all’ingresso della grotta che è protetta da una cancellata e dare un’occhiata alla casa dei nostri progenitori volgendo lo sguardo verso il mare e la torre Uluzzo, immergendosi nei profumi della macchia mediterranea del Parco di Porto Selvaggio.

I supporti incisi del Romanelliano (12.000 – 10.000 anni fa) linee geometriche e zoomorfe (Bos Taurus)

Invece per vedere molti reperti della grotta ed approfondire i temi qui trattati si consiglia di visitare il museo della Preistoria di Nardò, un vero scrigno di bellezza e di tesori.

Per raggiungere la grotta del Cavallo bisogna percorrere a piedi il sentiero che parte dall’ingresso ‘sentiero Uluzzo‘ sulla provinciale 286, utilizzando i comodi parcheggi a qualche minuto di distanza, e percorrendo il comodo sentiero percorribile in circa 15 minuti.
In attesa di una passeggiata reale in questo luogo della preistoria vi consigliamo la visita virtuale della grotta (creata da Flavio Massari), con tutte le informazioni dettagliate, che potete trovare a questo link: www.grottadelcavallo.it

Buona visita!

Fonti e Bibliografia

  • Benazzi S., et al., Early dispersal of modern humans in Europe and implications for Neanderthal behavior, Nature 479, pp. 525-528, 2011;
  • Palma di Cesnola A., Il Paleolitico inferiore e medio in Italia, Millenni 3, Firenze, 2001;
  • Pizziolo G., Sarti L., Grotta del Cavallo: sequenze d’uso dello spazio interno e nuove analisi in ambiente GIS dei livelli musteriani, IV Incontro Annuale di Preistoria e Protostoria, Ferrara, 7-8 febbraio 2018
    Sarti L., et al., Grotta del Cavallo (scavi Sarti):tradizione e innovazione nella sequenza musteriana sulla base dell’indicatore litico, 2017;
  • Sarti L., et al., Grotta del Cavallo. Fra Neanderthal e Homo Sapiens, Archeologia Viva n.175, pp. 16-27, gennaio/febbraio 2016;
  • Trenti F., et al., Grotta del Cavallo: ipotesi di mobilità dei gruppi umani musteriani sulla base dello sfruttamento delle risorse litiche, XLVII Riunione Scientifica Preistoria e Protostoria della Puglia;

Ricordiamo che sul territorio opera il Gruppo Speleologico Neretino, che da molti anni si occupa di speleologia, diffondendo la cultura e il rispetto per gli ambienti di grotta e per il paesaggio salentino.